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Quali sono le banche italiane più solide

banche italiane più solide

Mentre le agenzie di rating continuano a declassare le nostre banche, sottolineando il particolare momento di difficoltà finanziaria che il Paese sta attraversando, sempre di più sono quegli utenti che si chiedono, infine, quali siano le banche italiane più solide.
Banca Intesa, Unicredit, Banca Popolare, Carige: questi, ed alcuni altri, sono senza dubbio i nomi più in voga tra le banche italiane più solide, ma a di là di questo, purtroppo, davvero numerosi sono i fattori da considerare prima di riuscire a stilare una classifica vera e propria.
Fermo restando, dunque, che la situazione è critica per tutti, e che tutte le istituzioni finanziarie italiane devono fronteggiare un momento estremamente delicato, vediamo di seguito come orientarsi prima di aprire un conto corrente o puntare su una banca piuttosto che su un’altra.

Come scegliere: ecco le banche italiane più solide

Se da una parte c’è chi giura che l’Italia non regge il passo degli altri Paesi d’Europa, altri garantiscono che le banche italiane più solide superano di gran lunga le istituzioni finanziarie estere.
Le banche più affermate, infatti, sono in misura minore soggette al rischio di insolvenza da parte dei debitori e che, perciò, finché si registrano utili, le perdite non saranno mai tanto pericolose come si teme.
A tal proposito, allora, quali sono le banche italiane più solide?

Banca Carige tra le banche italiane più solide

Premesso dunque quanto espresso poc’anzi, le banche italiane più solide sembrerebbero essere Banca Carige e Banca Popolare dell’Emilia, le quali continuano a produrre utili di un certo rilievo! La prima, in particolar modo, sul sito contoconto.it, si esprime come segue: “Chi affida i propri risparmi a contoconto.it li affida a una banca tradizionalmente solida, con un Tier 1 Ratio del 7,4% a fronte di un minimo del 4% richiesto dalla Banca d’Italia. 
Il Gruppo Banca Carige ha un patrimonio che da sempre difende i risparmiatori anche nei periodi di crisi”.

 

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