Tra nuovo regime dei minimi ed Iri, i nuovi cambiamenti

Ciò che piace alquanto della riforma che si prospetta (e chiaramente i dissapori si creano sempre sul rincaro delle aliquote: la nuova aliquota dei minimi passerà dal 5 al 15% con abolizione dei minimi e l’entrata a regime del forfetario) è il fatto che comincia, seppur parzialmente, a cambiare il criterio di determinazione degli oneri degli autonomi verso il fisco. Si è parlato spesso di evasione fiscale ma d’altronde molte sono state le critiche, dalla parte dei professionisti autonomi e degli imprenditori, opposte alla “presunzione” di ricavo che non implica assolutamente un effettivo flusso monetario nelle tasche di chi deve pagare. Con ciò la crisi del “non posso pagare” e la ricerca, attraverso autodichiarazioni, opportunità concesse dalla legge di deducibilità e detraibilità fiscale, i modi per riuscire ad onorare il proprio debito con il fisco.

Si comincia a respirare aria di cambiamento, dal momento che verrà introdotto con le modifiche del sistema fiscale un nuovo principio che non dovrebbe “fare a botte” con l’effettiva (e non presunta) capacità contributiva: ognuno paga le tasse sui corrispettivi realmente incassati. Tale sarà la nuova regola alla base del nuovo regime semplificato di natura sperimentale che è la grande novità di quest’anno.

C’è sempre aria di polemica quando si tocca il versante fiscale, tanto caro per la beneamata Italia ma vediamo quali sono le nuove “rivoluzioni” che sembra stiano cominciando a preparare terreno di “approdo”.

Come cambierà il fisco per le imprese?

Verranno introdotti due nuovi regimi (con nuove regole), affiancati al regime forfettario. Si tratta del regime ordinario e di quello semplificato.

Suona come un dolceamaro la novità del regime semplificato dopo l’ultimo ritocchino fatto al regime dei minimi, la cui aliquota passa dal 5% al 15% e si tratterà di un’aliquota unica. Il regime dei minimi, da parte sua, verrà eliminato totalmente. A quale regime fiscale si passerà per le piccole e micro imprese? Al regime forfettario che applicherà, a differenza del regime semplificato, ancora i tradizionali criteri basati sui coefficienti presunti di redditività, seppur con una maggiore differenziazione per classi di reddito. Qual è la fascia di reddito per le imprese che vorranno optare per il regime forfettario? Da 25.000 euro a 55.000 euro.

Ma chi era iscritto al regime dei minimi, volendo avere uno sguardo indagatore?

  • Chi dichiara un reddito non superiore a 30.000 euro all’anno
  • Non ha esercitato attività d’impresa con partita Iva nei 3 anni precedenti
  • Non ha un capitale immobilizzato nell’impresa superiore a 15.000 euro

Sul fronte dell’aliquota del 5%, capirete che è stato un fiondarsi nel regime dei minimi che ha finito col raccogliere i nuovi imprenditori, i disoccupati che si sono messi in proprio, i liberi professionisti.

Bene, è ora di dire tabula rasa per il regime dei minimi. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, dato che non è detto che passare all’aliquota unica del 15% determini, giocoforza, un maggiore carico contributivo. Tutto può dipendere anche dai coefficienti adottati di redditività. Oppure se si opta al semplificato (ricavi dichiarati fino a 25.000 euro), si paga per quello che si incassa.

Che coefficienti verranno adottati per il regime forfettario? Ogni attività viene parametrata in base alla classificazione Ateco che è la codifica per tipologia di attività utilizzata dall’Istat, dalla Camera di commercio e dalle Istituzioni. Ogni attività, in base ad indagini di mercato, ha un tetto di ricavo che si presume sia stato realizzato. Vengono, poi, abbinati i relativi coefficienti di redditività.

Accantonati i dissapori per il triplicarsi dell’aliquota (dal 5 al 15%) per gli ex minimi che transiteranno al nuovo regime forfettario, giungono altre buone nuove all’orizzonte: anche per il regime forfettario si potranno non avere i “classici stress” da Iva ed Irap.

La nuova imposta Iri per il riordino

del sistema fiscale

Come, già una nuova tassa per le imprese entro il 2016? Ma forse non suona affatto male, tenuto conto che il principale difetto del nostro sistema fiscale non fa riferimento solo a quello che ormai è diventato il cicaleccio giornaliero (quante tasse si pagano in Italia! E quanta burocrazia!) ma ad un problema di riorganizzazione.

Ora, un imprenditore perché non deve sostenere un carico contributivo differenziato in ragione dei redditi di natura imprenditoriale e di quelli di natura personale? Sembra logico fare un po’ di ordine. E così, per le rispettive parti di spettanza, l’imprenditore pagherà l’Ires (aliquota 27,5%) e poi l’Irpef “ad aliquota marginale”. Questi i presupposti cognitivi della nuova Iri, l’Imposta sul reddito imprenditoriale che Renzi ha ultimamente proposto nell’acceso dibattito sul fisco.

E ricordiamo, i tempi stringono! Siamo in pieno clima da legge di stabilità e bilancio. Insomma, non ci resta che attendere le novità.

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