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Cos’è la cessione del quinto, come funziona e chi può richiederla?

La cessione del quinto è un prestito personale a tasso fisso e rata costante dedicato ai lavoratori dipendenti (pubblici, statali e privati) e ai pensionati, in cui il rimborso avviene tramite una trattenuta automatica sulla busta paga o sul cedolino della pensione che non può mai superare un quinto (il 20%) dell’importo netto mensile. La durata del finanziamento varia da un minimo di 24 mesi (2 anni) a un massimo di 120 mesi (10 anni), e la somma ottenuta non è vincolata all’acquisto di uno specifico bene ma offre liquidità libera per qualsiasi esigenza personale o familiare.

cessione del quinto

Questa forma di credito è regolata in Italia dal Testo Unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni, ovvero il D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180 (aggiornato dalle successive riforme che l’hanno esteso ai dipendenti privati e ai pensionati). A differenza di un normale prestito personale, in cui sei tu a dover pagare il bollettino o ad autorizzare l’addebito sul conto corrente bancario, nella cessione del quinto è direttamente il tuo datore di lavoro o il tuo ente previdenziale (come l’INPS) a trattenere la rata alla fonte ogni mese e a versarla alla banca o alla società finanziaria, azzerando il rischio di dimenticanze o ritardi nei pagamenti.

Chi può richiedere la cessione del quinto e quali categorie sono invece escluse?

Possono richiedere la cessione del quinto tutti i dipendenti statali e pubblici, i dipendenti di aziende private (con contratto a tempo indeterminato, oppure a tempo determinato a patto che il prestito termini prima della scadenza del contratto di lavoro) e i titolari di pensione di anzianità, vecchiaia o reversibilità, inclusi coloro che sono stati segnalati come cattivi pagatori in CRIF o che hanno subito protesti e pignoramenti. Sono invece esclusi per legge i lavoratori autonomi con Partita IVA, i disoccupati e i titolari di prestazioni assistenziali come l’assegno sociale o la pensione di invalidità civile.

Poiché la garanzia del rimborso risiede interamente nella busta paga o nella pensione, la banca non valuta la tua storia creditizia passata ma verifica la solidità dell’ente che ti paga lo stipendio e l’età anagrafica nel caso dei pensionati (che a fine piano di ammortamento non deve superare di norma gli 85-90 anni, in base alla compagnia assicurativa).

Quando lavori nel settore privato, l’istituto finanziario e la compagnia di assicurazione analizzano il cosiddetto rating aziendale del tuo datore di lavoro. Chi lavora in una grande società per azioni o in un’azienda con decine di dipendenti ottiene il via libera rapidamente, mentre chi è assunto in una piccola ditta individuale, in una cooperativa appena nata o in una S.r.l. con meno di 16 dipendenti e bilanci in perdita potrebbe vedersi rifiutare la pratica perché l’assicurazione ritiene troppo alto il rischio di fallimento dell’impresa.

Per quanto riguarda i pensionati, l’INPS esclude dalla cessione del quinto tutte le prestazioni che hanno natura puramente assistenziale o di sostegno al reddito, tra cui gli assegni e le pensioni sociali, i trattamenti di invalidità civile, l’APE Sociale, gli assegni di sostegno al reddito (VOCRED, VOCOOP, VOESO) e gli assegni al nucleo familiare.

Nella tabella qui sotto puoi confrontare le regole specifiche che si applicano alle tre categorie di richiedenti ammessi.

Categoria Richiedente Requisiti e Condizioni di Accesso Garanzie Richieste Agevolazioni e Convenzioni
Dipendenti Pubblici e Statali Contratto a tempo indeterminato (o determinato con durata prestito entro fine contratto). Altissimo merito per la solidità dello Stato. Polizza obbligatoria rischio vita e rischio perdita impiego (senza vincolo sul TFS/TFR per la quota base). Tassi agevolati tramite la convenzione ufficiale gestita sulla piattaforma NoiPA del MEF.
Dipendenti Privati Assunzione presso S.p.A., S.r.l. o ditte valutate solvibili dall’assicurazione (buon rating aziendale e capitale sociale). Polizza rischio vita e rischio impiego + vincolo sul TFR maturato in azienda (o nel fondo pensione). Possibilità di affiancare una seconda trattenuta (delegazione di pagamento) se l’azienda accetta.
Pensionati (INPS / Ex INPDAP) Titolari di pensione previdenziale (vecchiaia, anticipata, reversibilità, invalidità lavorativa IO) con età massima a fine prestito di 85-90 anni. Solo polizza assicurativa sul rischio vita (non serve la copertura sul rischio impiego). Tassi calmierati grazie alla convenzione nazionale sottoscritta dalle banche con l’INPS.

Come si calcola la rata massima sullo stipendio netto e cos’è la quota cedibile della pensione?

La rata massima mensile si calcola dividendo per 5 (ovvero moltiplicando per il 20%) lo stipendio netto fisso e continuativo indicato in busta paga, escludendo dal conteggio tutte le voci variabili come gli straordinari, i premi di produzione, le indennità di trasferta, gli assegni familiari e i bonus una tantum. Per i pensionati, il calcolo del 20% avviene sulla pensione netta mensile ma deve sempre lasciare intatta per legge la cosiddetta pensione minima INPS (trattamento minimo vitale).

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Se sei un lavoratore dipendente e vuoi calcolare subito la tua rata massima, non devi guardare l’ultima cifra in basso a destra di una busta paga particolarmente ricca, ma devi partire dalla retribuzione lorda base e sottrarre le ritenute previdenziali e fiscali (IRPEF).

Ecco i tre passaggi pratici con cui le banche determinano la tua rata massima mensile:

  • Il calcolo sullo stipendio netto mensile, dove se la tua paga base oraria o mensile, moltiplicata per il numero di mensilità previste dal tuo CCNL (13 o 14 mensilità) e divisa per 12 mesi, ti dà uno stipendio netto pulito di 1.500 euro al mese, la tua rata massima cedibile sarà esattamente di 300 euro mensili (1.500 diviso 5).
  • La determinazione del montante massimo, che si ottiene moltiplicando la tua rata massima (nell’esempio 300 euro) per il numero massimo di mesi del prestito (120 mesi per un decennale), ottenendo così un montante lordo di 36.000 euro, da cui andranno sottratti gli interessi e i costi assicurativi per conoscere la cifra netta che ti verrà bonificata sul conto.
  • La regola della salvaguardia del minimo per i pensionati, stabilita dall’INPS per garantire a ogni anziano i mezzi necessari per vivere, secondo cui la parte di pensione pari al trattamento minimo stabilito annualmente dalla legge (circa 600 euro mensili, rivalutati ogni anno in base all’inflazione) non può mai essere toccata. Se percepisci una pensione netta di 750 euro al mese, un quinto teorico sarebbe di 150 euro; tuttavia, togliendo 150 euro scenderesti a 600 euro, quindi la tua quota cedibile reale corrisponderà solo alla differenza tra la tua pensione e la soglia minima protetta. Se invece prendi una pensione pari o inferiore al minimo INPS, non puoi richiedere la cessione del quinto.

Quali sono i documenti necessari, i tempi di erogazione e cos’è l’atto di benestare?

I tempi medi per ricevere i soldi sul conto corrente con una cessione del quinto vanno dai 10 ai 20 giorni lavorativi per i pensionati e i dipendenti privati, mentre possono richiedere dalle 3 alle 4 settimane per alcuni comparti pubblici non automatizzati, perché l’erogazione del bonifico richiede per legge il rilascio finale dell’atto di benestare da parte del datore di lavoro o dell’ente pensionistico. Il tuo datore di lavoro è obbligato per legge ad accettare la pratica di cessione del quinto e non può mai opporsi o rifiutarsi di firmare.

A differenza di un prestito veloce online che si chiude in 48 ore, la cessione del quinto coinvolge quattro soggetti distinti che devono scambiarsi documenti ufficiali che sono tu, la banca o finanziaria, la compagnia di assicurazione e l’amministrazione della tua azienda (o l’INPS).

L’istruttoria della pratica segue questo percorso preciso fino all’accredito della somma:

  • La raccolta dei documenti personali e di reddito, per cui ti basta presentare il documento d’identità, il codice fiscale, l’ultima Certificazione Unica (ex CUD), le ultime due buste paga (o l’ultimo cedolino della pensione) e, per i dipendenti, il certificato di stipendio compilato dall’azienda che attesta l’anzianità di servizio, la retribuzione netta fissa, il TFR maturato e l’eventuale presenza di altre trattenute. Per i pensionati, invece, la dichiarazione di quota cedibile viene scaricata direttamente online dalla banca convenzionata tramite il portale telematico dell’INPS senza che tu debba andare agli sportelli.
  • La delibera della banca e l’emissione della polizza, fase in cui l’istituto finanziario verifica i conteggi e richiede alla compagnia assicurativa il rilascio del certificato di polizza vita e impiego.
  • La notifica del contratto e il rilascio dell’atto di benestare, il passaggio conclusivo in cui la banca invia copia del contratto firmato alla tua azienda via PEC; l’ufficio del personale verifica che la rata rispetti il limite del 20% e restituisce firmato l’atto di benestare, impegnandosi ufficialmente a trattenere la rata dalla busta paga del mese successivo e permettendo alla banca di inviarti il bonifico (o un prefinanziamento anticipato se hai urgenza di liquidità).

Quali garanzie servono, cosa succede al TFR e cosa accade in caso di licenziamento o dimissioni?

Per ottenere la cessione del quinto non servono né ipoteche né garanti terzi, ma la legge (art. 54 del D.P.R. 180/1950) impone la sottoscrizione obbligatoria di una polizza assicurativa sul rischio vita e sul rischio perdita dell’impiego, oltre al vincolo sul TFR (Trattamento di Fine Rapporto) maturato in azienda per i dipendenti privati. Finché hai il finanziamento in corso, quindi, non puoi chiedere anticipi sul tuo TFR per spese mediche o acquisto della prima casa, a meno che la quota accumulata in azienda non superi l’importo del tuo debito residuo con la banca.

Il Trattamento di Fine Rapporto, disciplinato nel nostro ordinamento dall’Art. 2120 del Codice Civile, funziona come un vero e proprio salvagente reale per la banca e per l’assicurazione, sia che tu abbia scelto di lasciarlo in azienda sia che tu lo stia versando in un fondo di previdenza complementare.

Quando il rapporto di lavoro si interrompe prima che tu abbia finito di pagare tutte le rate del prestito, la legge distingue tre scenari:

  1. In caso di licenziamento, dimissioni o scadenza del contratto, il tuo datore di lavoro ha l’obbligo di trattenere l’intero importo della tua liquidazione finale (TFR maturato, tredicesima residua e ferie non godute) e di versarlo direttamente alla banca per estinguere o ridurre il debito residuo della cessione del quinto.
  2. Se il TFR non basta a coprire tutto il debito residuo, entra in gioco la polizza assicurativa rischio impiego. Se hai perso il posto senza tua colpa (ad esempio per licenziamento per giustificato motivo oggettivo o fallimento dell’azienda), l’assicurazione rimborsa la banca per la parte mancante, ma si surroga nei diritti della banca verso di te (diritto di rivalsa), chiedendoti poi di restituire quella somma residua tramite un piano di rientro concordato quando tornerai a percepire un reddito. Se invece hai dato tu le dimissioni volontarie o sei stato licenziato per giusta causa, dovrai saldare direttamente con la finanziaria la differenza non coperta dal TFR.
  3. In caso di cambio lavoro immediato (passaggio diretto ad altra azienda), se il TFR non ha estinto il prestito, il contratto di cessione del quinto viene semplicemente notificato al tuo nuovo datore di lavoro, che riprenderà a trattenere la rata mensile sulla tua nuova busta paga ricalcolandola nel limite del 20% del nuovo stipendio. In caso di decesso del titolare del prestito (sia dipendente che pensionato), infine, la polizza rischio vita salda l’intero debito residuo alla banca senza alcun diritto di rivalsa sugli eredi, che quindi non devono pagare mai nulla nemmeno se accettano l’eredità.

Quando si può ottenere il doppio quinto in busta paga o sommare la rata a un pignoramento?

Se sei un lavoratore dipendente (pubblico o privato) e hai già una cessione del quinto in corso ma ti serve nuova liquidità, puoi affiancare una seconda trattenuta in busta paga chiamata delegazione di pagamento (o prestito con delega / doppio quinto), arrivando a impegnare fino al 40% dello stipendio netto mensile. I pensionati, invece, per disposizione di legge possono impegnare sempre e solo un singolo quinto (massimo 20%) della loro pensione e non hanno accesso al doppio quinto.

A differenza della cessione del quinto primaria, che è un tuo diritto soggettivo a cui il datore di lavoro non può opporsi, la delegazione di pagamento si basa sulla disciplina generale della delegazione prevista dagli articoli 1269 e seguenti del Codice Civile. Ciò comporta che la tua azienda (o l’amministrazione pubblica da cui dipendi) non è obbligata per legge ad accettare una seconda trattenuta, ma deve aver sottoscritto un’apposita convenzione con l’istituto finanziario o dare il proprio consenso facoltativo.

Quando sulla tua busta paga sono presenti più trattenute contemporaneamente,  ad esempio una cessione del quinto, una delega di pagamento e un pignoramento presso terzi (per debiti col Fisco, con banche o per assegni di mantenimento all’ex coniuge), scatta il limite massimo invalicabile fissato dall’articolo 68 del D.P.R. 180/1950. La somma totale di tutte le trattenute presenti sul cedolino non può mai superare il 50% (la metà) dello stipendio netto mensile. Se hai già un pignoramento che assorbe un quinto (20%) dello stipendio, potrai comunque richiedere una cessione del quinto per un ulteriore 20% (arrivando al 40% totale), lasciando sempre libera almeno metà della tua busta paga.

Quali sono i tassi di interesse applicati e come funzionano i limiti antiusura fissati dal MEF?

I costi di una cessione del quinto sono espressi da due indicatori che sono il TAN (Tasso Annuo Nominale, sempre fisso per tutta la durata del prestito) e il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), che include gli interessi, le spese di istruttoria, le commissioni e i costi obbligatori delle polizze assicurative, e che per legge non può mai superare i tassi soglia antiusura pubblicati ogni tre mesi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).

Proprio per tutelare i consumatori e mantenere trasparente il costo del denaro, il Dipartimento del Tesoro del MEF, su rilevazione della Banca d’Italia, emana trimestralmente il decreto che fissa i TEGM (Tassi Effettivi Globali Medi) e i relativi limiti massimi oltre i quali un prestito diventa usurario. I decreti ufficiali aggiornati sono consultabili pubblicamente nella sezione dedicata alla rilevazione dei tassi di usura sul sito ufficiale del MEF, dove la categoria “Prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione” è suddivisa in due fasce di importo (fino a 15.000 euro e oltre 15.000 euro).

Oltre ai tetti massimi antiusura del MEF, se sei un dipendente pubblico/statale o un pensionato puoi accedere a tassi molto più bassi rispetto alla media di mercato grazie a due convenzioni statali:

  • La Convenzione MEF – NoiPA per i dipendenti pubblici, attraverso cui il Ministero dell’Economia ha concordato con gli istituti bancari aderenti condizioni economiche calmierate per tutti i lavoratori gestiti dal sistema NoiPA del MEF, abbattendo gli oneri di intermediazione.
  • La Convenzione INPS per i pensionati, che obbliga le banche e le finanziarie accreditate ad applicare tassi TAEG massimi convenzionati (inferiori di diversi punti percentuali rispetto ai normali tassi soglia di mercato) graduati per classi di età del pensionato e per importo del finanziamento.
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Quando si può rinnovare la cessione del quinto o risparmiare con l’estinzione anticipata?

Per legge (art. 39 del D.P.R. 180/1950) puoi rinnovare la cessione del quinto per ottenere nuova liquidità solo dopo aver pagato almeno il 40% delle rate totali previste dal contratto in corso, con un’unica eccezione che ti permette di rinnovare anche prima del 40% se hai un prestito di durata pari o inferiore a 5 anni (60 mesi) e decidi di sostituirlo per la prima volta con un nuovo contratto della durata di 10 anni (120 mesi). Puoi invece procedere all’estinzione anticipata totale o parziale in qualsiasi momento, avendo diritto al rimborso di tutti gli interessi non maturati e della quota parte dei costi assicurativi e di istruttoria.

Quando chiedi il rinnovo della cessione del quinto, la nuova banca salda col nuovo prestito il debito residuo del vecchio finanziamento e ti accredita sul conto corrente la differenza netta in contanti, mantenendo invariata o simile la rata in busta paga e allungando la scadenza.

Ecco dopo quanti mesi esatti scatta il diritto al rinnovo in base alla durata del tuo contratto attuale:

  • Contratto di 10 anni (120 rate): puoi rinnovarlo solo dopo aver pagato 48 rate (4 anni compiuti).
  • Contratto di 8 anni (96 rate): puoi rinnovarlo dopo aver pagato 39 rate (3 anni e 3 mesi).
  • Contratto di 7 anni (84 rate): puoi rinnovarlo dopo aver pagato 34 rate (2 anni e 10 mesi).
  • Contratto di 6 anni (72 rate): puoi rinnovarlo dopo aver pagato 29 rate (2 anni e 5 mesi).
  • Contratto di 5 anni (60 rate): puoi rinnovarlo dopo 24 rate (2 anni) se vuoi fare un altro prestito di 5 anni, oppure anche prima dei 24 mesi se passi per la prima volta a un contratto decennale (120 rate).

Sia quando rinnovi una cessione del quinto sia quando decidi di chiuderla in anticipo con i tuoi risparmi (ai sensi dell’art. 125-sexies del Testo Unico Bancario e dopo la storica sentenza Lexitor), la banca è obbligata a scontarti dal conteggio estintivo non solo tutti gli interessi futuri, ma anche la quota proporzionale dei costi iniziali (spese di istruttoria, commissioni di intermediazione e premio assicurativo non goduto) relativa agli anni di prestito che hai tagliato.

FAQ – Domande frequenti

Il datore di lavoro può rifiutare la cessione del quinto?
No, la cessione del quinto è un diritto del lavoratore stabilito dal D.P.R. 180/1950 e il datore di lavoro non può mai opporsi né rifiutarsi di effettuare la trattenuta in busta paga. Il consenso dell’azienda è invece facoltativo solo nel caso in cui si richieda una seconda trattenuta tramite delegazione di pagamento (doppio quinto).
Chi è segnalato in CRIF o protestato può fare la cessione del quinto?
Sì, anche chi è segnalato come cattivo pagatore nelle banche dati creditizie (CRIF), ha subito protesti o ha pignoramenti in corso può ottenere la cessione del quinto. Poiché la rata viene detratta direttamente alla fonte dallo stipendio o dalla pensione, la banca valuta solo la solidità del datore di lavoro o dell’ente pensionistico.
Qual è l’età massima per richiedere la cessione del quinto sulla pensione?
La maggior parte delle banche e delle compagnie assicurative fissa il limite massimo di età a 85 anni non compiuti alla scadenza dell’ultima rata del finanziamento, anche se alcuni istituti arrivano fino a 88 o 90 anni. Un pensionato di 80 anni potrà quindi richiedere un prestito con durata massima di 5 anni (60 mesi).
Posso chiedere un anticipo sul TFR se ho una cessione del quinto in corso?
Durante la cessione del quinto il TFR maturato dai dipendenti privati resta vincolato a garanzia del prestito fino a concorrenza del debito residuo. Potrai chiedere all’azienda un anticipo sul TFR solo sulla parte di liquidazione accantonata che supera l’importo che devi ancora restituire alla banca.
Cosa succede alla cessione del quinto in caso di cassa integrazione o maternità?
Se durante la cassa integrazione, la malattia o il congedo parentale lo stipendio netto subisce una riduzione superiore a un terzo, il datore di lavoro riduce proporzionalmente la rata trattenuta in modo che non superi mai il 20% della busta paga ridotta. Le quote di rata non versate in quei mesi vengono poi accodate alla fine del piano di ammortamento.
Conviene fare la cessione del quinto con il TFR nel fondo pensione?
Sì, versare il TFR in un fondo di previdenza complementare non impedisce di ottenere la cessione del quinto. In questo caso il vincolo a garanzia del prestito viene iscritto direttamente sulle quote accumulate nel fondo pensione, che non potranno essere riscattate fino all’estinzione del finanziamento.

 

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