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Credito insoluto: cos’è, come gestirlo e recupero per aziende

Il credito insoluto è una somma di denaro che un cliente avrebbe dovuto versare entro una certa data e che non è mai arrivata sul conto aziendale. Quando una fattura scade senza incasso, l’impresa si ritrova con risorse bloccate, fa fatica a coprire i costi vivi di ogni mese e spesso deve chiedere aperture di credito in banca per pagare dipendenti e fornitori.

credito insoluto

Il percorso di recupero parte dai controlli preventivi sulla solvibilità commerciale prosegue con i solleciti scritti e, se il debitore continua a non pagare, passa all’azione legale con decreto ingiuntivo o allo stralcio della perdita in bilancio per abbattere l’imponibile fiscale.

Che cos’è un credito insoluto e quando diventa inesigibile?

Nel momento in cui si consegna della merce o si conclude un servizio, si emette una fattura con una scadenza concordata, ad esempio a trenta o sessanta giorni. Fino a quella data il credito è del tutto regolare. Appena il termine scade e il bonifico non arriva, la somma diventa formalmente un insoluto.

Nel lavoro quotidiano di amministrazione si distinguono tre situazioni diverse per classificare il livello di rischio:

  • Credito incagliato: il cliente ha problemi temporanei di cassa ma risponde al telefono, collabora e propone una data credibile per mettersi in pari con i conti.
  • Credito di dubbia esigibilità: l’acquirente accumula ritardi pesanti, subisce protesti, ha decreti ingiuntivi alle costole e sparisce quando si chiedono chiarimenti.
  • Credito inesigibile: ogni tentativo di recupero è andato a vuoto e il debitore ha chiuso l’attività, è stato cancellato dal Registro Imprese o non possiede beni da pignorare.

Quando un credito diventa del tutto inesigibile, l’amministratore dell’azienda deve toglierlo dall’attivo patrimoniale e registrarlo come perdita a conto economico, così da evitare di mostrare bilanci con guadagni che nella realtà non esistono. Bisogna anche fare attenzione ai tempi di prescrizione previsti dalla legge, come i dieci anni della prescrizione ordinaria fissata dall’articolo 2946 del Codice Civile o i tre anni per le parcelle dei professionisti, inviando solleciti formali per azzerare il conteggio prima che il diritto all’incasso scada del tutto.

Come procedere con il recupero stragiudiziale del credito?

La prima fase di recupero, detta stragiudiziale o bonaria, serve a incassare i soldi senza spendere cifre importanti in avvocati e senza aspettare i tempi lunghi dei tribunali. Spesso i primi ritardi nascono da semplici sviste amministrative, indirizzi telematici errati nel sistema SDI o problemi passeggeri di liquidità; quindi, all’inizio bastano una telefonata e un promemoria via e-mail.

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Se il debitore prende tempo o smette di rispondere, si passa alla diffida e alla formale costituzione in mora via PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno, secondo l’articolo 1219 del Codice Civile. Nelle transazioni commerciali tra aziende maturano in automatico gli interessi di mora maggiorati del Decreto Legislativo 9 ottobre 2002, n. 231 pubblicato in Gazzetta Ufficiale, insieme al rimborso forfettario di quaranta euro per le spese di gestione della pratica.

Se la controparte ammette il debito ma non ha tutti i soldi pronti, si può trovare un compromesso scritto per evitare la causa:

  • Piano di rientro a rate con clausola di decadenza: si divide l’importo in scadenze mensili fisse, inserendo una clausola che rende subito esigibile l’intera somma se il debitore salta anche una sola rata.
  • Accordo a saldo e stralcio: l’azienda accetta subito una cifra più bassa rispetto al totale, ad esempio il settanta per cento, e rinuncia al resto pur di incassare liquidità fresca senza ulteriori attese.

Mettendo questi accordi nero su bianco tramite PEC firmata digitalmente o scrittura privata, l’azienda si tiene in mano un documento valido se il cliente dovesse smettere di pagare di nuovo. In questo modo si recupera il capitale a tappe, si evitano le spese vive di una causa civile e in molti casi si salva persino il rapporto commerciale con il cliente per le commesse future.

Quando conviene avviare l’azione legale per vie giudiziali?

Andare in tribunale ha senso solo quando i solleciti bonari non portano a nulla e le visure confermano che il debitore possiede conti in banca, stipendi, furgoni o immobili. Fare causa a un soggetto che non ha intestato assolutamente nulla significa soltanto sprecare altri soldi in marche da bollo, contributi unificati e parcelle legali.

Se il credito è provato da contratti firmati, documenti di trasporto con firma di ricezione e fatture elettroniche con le relative ricevute di consegna, l’avvocato deposita un ricorso per decreto ingiuntivo. Il giudice esamina le carte e ingiunge al debitore di pagare capitale e spese legali entro 40 giorni dalla notifica dell’atto.

Trascorsi i quaranta giorni senza che il cliente abbia saldato o presentato opposizione, il decreto diventa definitivo e l’avvocato notifica l’atto di precetto, che dà dieci giorni di tempo per pagare prima di avviare il pignoramento:

  • Pignoramento presso terzi: si bloccano i conti correnti bancari del debitore, i crediti che deve ancora incassare dai suoi clienti o un quinto di stipendi e pensioni.
  • Pignoramento mobiliare: l’ufficiale giudiziario mette i sigilli a macchinari di lavoro, merci in magazzino, arredi da ufficio o veicoli intestati all’azienda debitrice.
  • Pignoramento immobiliare: si iscrive un’ipoteca e si bloccano case, capannoni industriali o terreni del debitore per metterli in vendita all’asta giudiziaria.

L’interrogazione telematica dell’anagrafe tributaria tramite l’articolo 492-bis del Codice di Procedura Civile individua i conti bancari attivi e i committenti del debitore. Questo passaggio consente di avviare subito il pignoramento delle somme liquide disponibili, riducendo i tempi di riscossione rispetto alla vendita giudiziaria dei beni immobili.

Qual è il trattamento fiscale delle perdite su crediti insoluti?

Non riuscire a incassare un credito brucia liquidità, ma la legge consente almeno di recuperare parte del danno togliendo quella cifra dal reddito imponibile su cui si pagano le tasse d’impresa. La deducibilità delle perdite su crediti è regolata dall’articolo 101, comma 5, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 in Gazzetta Ufficiale.

Per portare la perdita in deduzione servono elementi certi e precisi, oppure l’apertura di una procedura concorsuale a carico del debitore. La legge prevede casi semplificati in cui la deduzione scatta in automatico senza dover per forza fare una causa:

  • Crediti di piccolo importo scaduti da sei mesi: fatture fino a 2.500 euro (o fino a 5.000 euro per le grandi imprese) per le quali sono già passati sei mesi dalla data di scadenza.
  • Crediti caduti in prescrizione: posizioni per cui è scaduto il termine legale di riscossione senza che siano stati inviati atti interruttivi.
  • Crediti stralciati secondo i principi contabili: somme cancellate dal bilancio in base ai principi OIC 15 a seguito di accordi transattivi o rinunce formali.

Sul fronte dell’IVA versata sulle fatture mai saldate, l’azienda può emettere una nota di credito di sola imposta ai sensi dell’articolo 26 del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. Se il cliente finisce in liquidazione giudiziale o fallimento, la nota di variazione si può emettere fin dall’apertura della procedura concorsuale, permettendo di recuperare subito l’IVA versata senza aspettare la fine della liquidazione.

Come prevenire il rischio di insolvenza nelle vendite commerciali?

La prevenzione del rischio di insolvenza si basa sulla definizione di condizioni contrattuali precise prima della consegna delle merci o dell’avvio dei lavori.

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L’ufficio amministrativo analizza l’affidabilità del cliente tramite visure camerali, bilanci depositati e report su protesti e pregiudizievoli. Su questi dati fissa un fido commerciale massimo, sospendendo nuove forniture in caso di fatture scadute non saldate.

I contratti integrano tutele specifiche come la riserva di proprietà, il versamento di un acconto alla conferma d’ordine e scadenze legate allo stato di avanzamento lavori. Per le commesse a elevata esposizione o destinate all’estero, l’impresa protegge la liquidità stipulando polizze assicurative sul credito o cedendo i crediti a società di factoring con la formula pro-soluto.

FAQ – Domande frequenti

Quando una fattura diventa formalmente un credito insoluto?

La fattura diventa insoluta il giorno successivo alla data di scadenza pattuita tra le parti senza che sia stato registrato l’incasso.

Quali interessi si applicano ai ritardi di pagamento tra aziende?

Si applicano gli interessi di mora del decreto legislativo 231/2002, calcolati sommando otto punti percentuali al tasso di riferimento fissato dalla bce.

Quando si può scaricare dalle tasse una perdita su crediti?

La perdita si deduce se il debitore è in procedura concorsuale, per fatture fino a 2.500 euro scadute da sei mesi o dopo pignoramenti andati a vuoto.

Come si recupera l’IVA sulle fatture mai incassate?

L’azienda emette una nota di credito di sola iva all’apertura del fallimento del cliente o al termine infruttuoso del pignoramento esecutivo.

In quanti anni si prescrive un credito per fornitura merci?

Il termine di prescrizione ordinario per le cessioni di beni tra imprese è di dieci anni dalla data di scadenza del pagamento.

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