La preautorizzazione sulla carta di credito è un blocco temporaneo di una somma, che il commerciante richiede alla banca per verificare la disponibilità dei fondi. Non è un addebito: i soldi restano sul conto, ma risultano non disponibili finché l’operatore non li rilascia o li trasforma in pagamento definitivo. È comune in hotel, autonoleggi, e-commerce e carburanti self-service. La durata varia da pochi giorni a 30 giorni a seconda del circuito, dell’issuer e del settore.
La preautorizzazione è un blocco temporaneo dei fondi sulla carta senza addebito immediato. Viene usata per verificare la disponibilità dell’importo e coprire eventuali extra o franchigie.
Hotel, autonoleggi, carburanti self-service, e-commerce e servizi con importo variabile.
Dipende da circuito e settore: da pochi giorni fino a 30 giorni. Se non viene convertita in pagamento, scade automaticamente e libera i fondi.
Cos’è una preautorizzazione sulla carta di credito e perché viene applicata?
La preautorizzazione della carta di credito è una pratica che le banche e i circuiti di pagamento usano per verificare che il titolare disponga dei fondi necessari prima di un addebito reale. Dal punto di vista pratico, l’importo viene “messo da parte” e risulta non utilizzabile, anche se non viene ancora scalato dal conto. Questa operazione avviene milioni di volte ogni giorno in settori dove il servizio viene erogato prima del pagamento o dove esistono potenziali danni, cauzioni o franchigie.
Molti utenti hanno a che fare con la pre autorizzazione quando prenotano un hotel online o noleggiano un’auto. In questi contesti l’operatore non sa in anticipo quanto deve incassare alla fine del servizio. Per esempio un hotel non conosce eventuali consumazioni dal minibar, mentre una compagnia di autonoleggio non sa se ci saranno graffi, franchigie o carburante mancante. La preautorizzazione è una forma di garanzia che permette all’esercente di completare l’incasso successivamente o rilasciare i fondi se non servono.
Anche i supermercati e i distributori di carburante usano logiche simili. Nel self-service l’importo della preautorizzazione serve a verificare che la carta abbia copertura. Una volta conclusa l’erogazione, il sistema aggiorna l’importo reale.
Chi usa carte Visa, Mastercard o American Express trova questa operazione indicata come importo in sospeso, pending, pre-autorizzazione, blocco fondi o shadow transaction a seconda del circuito e dell’app bancaria. Dal punto di vista tecnico non si tratta di un addebito, perché il denaro non viene trasferito all’esercente, ma risulta temporaneamente non disponibile. È un passaggio importante perché molti utenti vedono i soldi sparire senza capire se sono stati pagati o solo congelati.
La pratica della preautorizzazione ha anche un aspetto normativo. La direttiva PSD2 e i requisiti SCA (Strong Customer Authentication) hanno reso più rigido il processo di autenticazione di alcune transazioni, portando banche ed esercenti ad adattare le proprie logiche di sicurezza. Questo aspetto non è molto noto fuori dall’ambiente bancario, ma incide su tempistiche e modalità di rilascio dei fondi.
La preautorizzazione può quindi essere vista come una forma di protezione. Protegge il commerciante da insoluti e contestazioni immediate e tutela l’utente evitando addebiti definitivi prima della fine del servizio. In un sistema di pagamenti digitali questa soluzione permette a entrambe le parti di gestire in modo flessibile operazioni non immediate.
Come funziona tecnicamente una preautorizzazione (issuer, circuito, hold, sblocco)
Per capire come funziona una preautorizzazione è utile osservare il percorso dell’operazione. Quando un esercente avvia una preautorizzazione, la sua banca (detta acquirer) invia una richiesta al circuito della carta (Visa, Mastercard, Amex, ecc.) che a sua volta la inoltra alla banca del cliente (detta issuer). Se i fondi sono presenti e la carta è abilitata, l’issuer risponde con un OK autorizzativo e blocca l’importo.
L’operatore a questo punto ha ottenuto la garanzia. L’importo risulta nella sezione fondi non disponibili o importo in sospeso dell’app del cliente. Non si tratta di un trasferimento di denaro, ma di un hold autorizzativo. Fino a questo momento la transazione non è definitiva.
L’esercente può poi decidere se:
- convertire la preautorizzazione in addebito, incassando l’importo;
- rilasciare la preautorizzazione, sbloccando i fondi.
La conversione avviene se il servizio è stato utilizzato e si conosce l’importo finale. Il rilascio invece avviene quando la preautorizzazione serve solo come garanzia, ad esempio quando l’hotel non riscontra consumi o quando l’auto viene restituita senza danni.
Tempistiche e variabilità delle operazioni
Le tempistiche dello sblocco dei fondi non dipendono solo dalla volontà dell’esercente. Entrano in gioco diversi fattori:
- circuito della carta (tempo medio di clearing)
- issuer (politiche bancarie)
- settore (hotel, autonoleggi, carburante)
- modalità di rilascio (manuale, automatico, sistema batch)
In media i tempi reali sono questi (stima su larga scala):
- hotel: 7–14 giorni
- autonoleggi: 10–30 giorni
- carburanti: 2–5 giorni
- e-commerce: 1–7 giorni
Se il rilascio è manuale, i tempi possono allungarsi. Se l’esercente non “trattiene” l’importo entro 7–30 giorni (in base al circuito), la preautorizzazione scade automaticamente e la banca del cliente rilascia i fondi.
È interessante notare che molti utenti credono che lo sblocco sia istantaneo, ma in realtà lo sblocco è una revoca tecnica di un hold, non un rimborso, quindi segue regole proprie che richiedono tempo.
Preautorizzazioni settoriali: hotel, autonoleggi, carburanti, e-commerce
Le preautorizzazioni non sono tutte uguali e ogni settore ha logiche operative specifiche che giustificano l’uso del blocco fondi.
Negli hotel, la preautorizzazione serve a coprire eventuali consumazioni extra, minibar, room service, danni o penali per mancato check-out. È frequente che l’importo sia allineato al costo della prima notte più una cauzione extra. Il rilascio avviene al check-out o dopo verifiche interne.
Negli autonoleggi la preautorizzazione copre franchigie assicurative, carburante, ritardi e danni. L’importo può essere alto perché riflette il valore della franchigia. Quando l’auto viene restituita il personale aggiorna la pratica e rilascia o cattura l’importo.
Nei distributori di carburante self-service, la preautorizzazione serve a verificare che la carta abbia copertura prima dell’erogazione. La somma reale viene calcolata a fine rifornimento e aggiornata.
Nell’e-commerce la preautorizzazione è usata quando il bene non è pronto per la spedizione o quando il prezzo può variare (es. voli, biglietteria, prenotazioni). In questi casi l’addebito avviene solo quando l’ordine è confermato.
In tutti questi contesti la preautorizzazione è una forma di sicurezza che stabilisce fiducia tra cliente ed esercente.
Preautorizzazioni non rilasciate, fondi bloccati e diritti del consumatore
Un tema molto discusso riguarda i casi in cui la preautorizzazione rimane bloccata per molti giorni. È una situazione che genera ansia perché l’utente vede un importo non disponibile senza sapere come intervenire.
Il primo aspetto da chiarire è che l’esercente non incassa i soldi durante la preautorizzazione. Non c’è un pagamento, quindi non è possibile parlare di rimborso, quello che serve è uno sblocco. Lo sblocco può essere:
- manuale (l’esercente invia richiesta all’acquirer)
- automatico (l’hold scade e l’issuer libera i fondi)
Esistono casi in cui l’esercente non ha strumenti tecnici per sbloccare (es. distributori automatici) perché l’operazione è gestita da sistemi centralizzati.
Dal punto di vista dei diritti del consumatore, è utile sapere che:
- l’utente può chiamare la banca e chiedere se l’hold è ancora attivo
- l’utente può contattare l’esercente e chiedere rilascio manuale
- se la preautorizzazione non è convertita in addebito, scadrà da sola
In caso di doppio addebito o incasso non dovuto, invece, sono possibili:
- chargeback per circuito internazionale
- contestazione bancaria
- richiesta scontrino e documentazione
Queste procedure rientrano nelle regole Visa, Mastercard, Amex e nelle tutele PSD2.
FAQ – Domande frequenti
No, è solo un blocco temporaneo dei fondi. Il pagamento avviene solo se l’esercente lo converte.
In media da 3 a 30 giorni a seconda di circuito, banca e settore.
Sì, contattando l’esercente per il rilascio o la banca per verificare lo stato dell’hold.
La preautorizzazione scade automaticamente e i fondi tornano disponibili.
Sì, perché molte preautorizzazioni non sono accettate su carte di debito o prepagate.
